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Comunicato CEF: Il disegno Calabrò approda alla Camera

A quasi due anni di distanza dall’approvazione in Senato, avvenuta il 26 marzo del 2009, il Disegno “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento” (meglio noto come “Disegno Calabrò”) è in procinto di approdare alla Camera per la definitiva approvazione.
Qualora venisse convertito in legge, l’Italia non disporrebbe affatto, come qualcuno potrebbe pensare, della tanto attesa - e da tempo presente nella maggior parte degli altri Paesi occidentali, europei ed extra-europei -  disciplina  volta a definire i confini della relazione terapeutica nel rispetto dei principi  sanciti dalla Costituzione e ribaditi, a livello europeo, in documenti – quali la Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina (Oviedo 1997, ratificata nel 2001) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Nizza 2000, recepita nel Trattato di Lisbona, 1 dicembre 2009). In particolare, non disporrebbe  di una adeguata disciplina degli strumenti - il consenso informato e le direttive anticipate - necessari per dare attuazione al diritto di ogni individuo ad autodeterminarsi, quando sono in gioco le decisioni sulle cure che lo riguardano. Al contrario, ancora una volta, dopo averne già fatto esperienza nel 2004, con la l. n. 40 in materia di procreazione medicalmente assistita, il nostro Paese  si troverebbe alle prese con un provvedimento legislativo ideologicamente connotato e non congruente con il disegno costituzionale, nel quale, in controtendenza con orientamenti  prevalenti  nell’etica diffusa e consolidati sul piano giuridico e deontologico, si rimetterebbe in onore, facendo girare all’indietro le lancette dell’orologio, un obsoleto modello di relazione medico-paziente di impronta vetero-paternalistica, che, per un verso, annulla il diritto di ogni individuo a ricevere, sino alla fine della vita, cure conformi alla propria volontà, riservando al medico tutte le decisioni, ma, per altro verso, nell’investire il medico del ruolo di custode ad oltranza della vita, quand’anche ridotta a pura sopravvivenza biologica, ne umilia l’autonomia professionale, espropriandolo della valutazione di appropriatezza dei trattamenti salvavita e, in particolare, dell’idratazione e della nutrizione artificiali.
Un provvedimento contro il quale si tratta di assumere tutte le iniziative possibili, nella consapevolezza che la sua approvazione segnerebbe una sconfitta assai pesante nella battaglia di civiltà, ancora in atto, per l’affermazione dei diritti di libertà e di uguaglianza, ma, al tempo stesso, vanificherebbe gli sforzi degli operatori sanitari che operano nel campo delle cure di fine vita con l’obiettivo di consentire a ogni persona di congedarsi dalla vita in modo dignitoso.
A tutti costoro il CEF rivolge l’invito ad attivarsi al fine di scongiurare il rischio incombente  che l’impegno per il sollievo della sofferenza non possa più, come è, invece, necessario che avvenga,  andare di pari passo con il riconoscimento della centralità del malato, condizione imprescindibile di una prassi sanitaria che, solo tenendo nella dovuta considerazione i desideri e le volontà, che il paziente è ancora in grado di manifestare o che ha manifestato anticipatamente, può farsi interprete dei suoi  “reali” bisogni. 

                                Il Presidente  del Cef
                             Prof.ssa Patrizia Borsellino
CEF - Comitato per l'Etica di Fine Vita

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